
L’IA Generativa non sostituisce i creativi, ma li trasforma in un ‘Team Aumentato’ capace di focalizzarsi sull’ideazione strategica, delegando all’algoritmo il ‘rumore’ operativo.
- Analizza come l’IA gestisce l’esecuzione ma non l’intuizione strategica (il caso Nutella lo dimostra).
- Applica un framework pratico per addestrare l’IA a rispettare il Tone of Voice del tuo brand.
- Naviga i rischi legali specifici del mercato italiano, come la sanzione del Garante Privacy a OpenAI.
Raccomandazione: Inizia delegando solo attività a basso rischio e alto impatto, come il repurposing dei contenuti, per liberare fino a 20 ore a settimana e dimostrare il valore dell’approccio.
L’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa ha scatenato un’ondata di panico e incertezza nelle agenzie creative. La domanda che ogni direttore creativo e titolare di agenzia si pone è la stessa: “Dovrò licenziare i miei creativi?”. La pressione per aumentare la produttività è reale, e la capacità dell’IA di generare contenuti a una velocità disarmante sembra la soluzione ovvia. Molti si affrettano a testare strumenti, a generare testi e immagini, sperando di trovare la formula magica per ridurre i costi e accelerare le consegne. Ma questo approccio reattivo ignora il vero potenziale della tecnologia e, soprattutto, i rischi specifici del contesto italiano.
La narrazione dominante si concentra su ciò che l’IA può sostituire. Si parla di automazione, di efficienza, di riduzione del personale. Ma se la vera chiave non fosse la sostituzione, ma l’aumento? E se, invece di vedere l’IA come una minaccia per i copywriter e gli art director, la considerassimo uno strumento per liberarli dal “rumore operativo”? Il vero vantaggio strategico non risiede nel produrre più contenuti, ma nel produrre contenuti migliori, più incisivi e culturalmente rilevanti. Questo è possibile solo quando i talenti umani sono liberi di concentrarsi su ciò che una macchina non può replicare: l’intuizione strategica, l’empatia e la genialità creativa.
Questo articolo propone un cambio di paradigma: smettere di pensare a “uomo vs. macchina” e iniziare a costruire un “Team Aumentato“. Esploreremo un modello operativo dove l’IA diventa un assistente instancabile per le attività ripetitive, permettendo al team creativo di riconquistare la propria sovranità e concentrarsi sul valore aggiunto. Analizzeremo come strutturare questo processo in modo etico e sicuro, con un’attenzione particolare alle normative italiane e alle decisioni del Garante della Privacy, per trasformare una potenziale minaccia nella più grande opportunità di crescita per la vostra agenzia.
Per navigare questa trasformazione complessa, abbiamo strutturato questo percorso in capitoli chiari. Affronteremo la distinzione fondamentale tra esecuzione e ideazione, forniremo strumenti pratici per governare l’IA e analizzeremo i quadri legali e le opportunità di automazione avanzata.
Sommario: IA e creatività, la guida strategica per agenzie
- Perché l’IA può scrivere 100 bozze in un minuto ma non sa ancora trovare l’idea geniale?
- Come strutturare i prompt per ottenere dall’IA testi in linea col vostro Tone of Voice?
- ChatGPT o software specifici per il copywriting: cosa serve davvero alla vostra agenzia?
- L’errore legale di usare immagini generate dall’IA nelle campagne nazionali senza controllo
- Come risparmiare 20 ore a settimana delegando all’IA solo le attività ripetitive?
- Come trasformare automaticamente un post blog in 3 tweet e un post LinkedIn?
- Il rischio legale e d’immagine di usare immagini stock non licenziate nei materiali aziendali
- Come addestrare gli algoritmi di automation per personalizzare le offerte in tempo reale?
Perché l’IA può scrivere 100 bozze in un minuto ma non sa ancora trovare l’idea geniale?
La vera potenza dell’IA generativa risiede nella sua capacità di elaborare e ricombinare una quantità sterminata di dati esistenti. Può produrre centinaia di varianti di un testo, esplorare stili diversi e generare bozze in pochi secondi. Questo la rende uno strumento di esecuzione senza precedenti. Tuttavia, la sua creatività è di natura statistica, non concettuale. L’IA è un imitatore eccezionale, ma non possiede un’autentica intuizione strategica. Non può comprendere il contesto culturale non esplicitato, cogliere un’emozione nascente nel pubblico o avere quell’idea controintuitiva che rompe gli schemi e definisce una campagna memorabile.
Un esempio perfetto di questa dinamica è la campagna “Nutella Unica”. L’idea geniale non è stata dell’algoritmo, ma del team creativo di Ogilvy, che ha intuito il desiderio di unicità e personalizzazione del consumatore. L’IA è intervenuta dopo, come un potentissimo esecutore: ha generato milioni di pattern grafici unici per le etichette, trasformando un concetto strategico umano in una realtà produttiva su larga scala. L’IA ha gestito la complessità esecutiva, ma la scintilla, il “cosa” comunicare, è rimasta un dominio squisitamente umano. Questo dimostra che il futuro non è delegare l’ideazione, ma potenziare l’esecuzione.
Studio di caso: Campagna Nutella ‘Unica’
Per comunicare il concetto “ogni persona è unica”, Ferrero e Ogilvy hanno utilizzato un algoritmo di IA per creare 7 milioni di etichette diverse, ognuna con un pattern grafico irripetibile. Il concept strategico e il Tone of Voice (gioioso, inclusivo, familiare) sono stati definiti dal team umano. L’IA ha agito come un motore di personalizzazione di massa, amplificando la creatività umana senza sostituire l’intuizione strategica che ha dato vita all’intera campagna. Il successo non è derivato dalla tecnologia in sé, ma dal suo utilizzo al servizio di una grande idea creativa.
L’obiettivo per un’agenzia non è quindi chiedere all’IA di “essere creativa”, ma di “eseguire velocemente compiti creativi ben definiti”. La distinzione è sottile ma fondamentale. Il ruolo del team creativo si evolve: da produttore di contenuti a stratega, curatore e direttore d’orchestra di un potentissimo strumento. Il valore si sposta dalla quantità di bozze prodotte al valore dell’idea di partenza.
Come strutturare i prompt per ottenere dall’IA testi in linea col vostro Tone of Voice?
Uno dei maggiori timori nell’usare l’IA è la perdita del Tone of Voice (ToV) unico di un brand. Un’IA non addestrata produce testi generici, privi di personalità, che possono diluire o addirittura danneggiare l’identità di marca costruita in anni di lavoro. La soluzione non è evitare l’IA, ma addestrarla a diventare un’estensione del vostro team creativo. Per fare ciò, è necessario superare i prompt generici e costruire una vera e propria “Carta d’Identità del Brand” per l’algoritmo.
Immaginate la differenza abissale tra il ToV di Ferrari e quello di Nutella. Il primo è esclusivo, tecnico, performante. Il secondo è caldo, familiare, inclusivo. Un prompt come “scrivi un post su questo prodotto” produrrà un risultato mediocre per entrambi. Per ottenere un testo in linea, l’IA ha bisogno di coordinate precise: valori, lessico, stile, ritmo e persino ciò che non deve mai dire.

Questo processo di “addestramento” si basa sul principio del few-shot prompting, ovvero fornire all’IA esempi concreti da imitare e da cui imparare. Invece di dare solo istruzioni, le si fornisce un mini-corpus di testi che rappresentano l’eccellenza stilistica del brand. Questo trasforma l’IA da un generatore di testi a un partner stilistico, capace di adattarsi alle sfumature richieste e di mantenere la coerenza su tutti i canali.
Il vostro piano d’azione: Creare la Carta d’Identità del Brand per l’IA
- Definire esempi ‘da imitare’: Raccogliete 3-5 testi eccellenti (post, email, paragrafi di blog) che rappresentano perfettamente il ToV del brand e forniteli all’IA come benchmark.
- Creare anti-esempi ‘da evitare’: Includete esempi di testi o frasi che sono fuori tono. Questo aiuta l’IA a capire i confini stilistici da non superare.
- Compilare un glossario terminologico: Elencate i termini specifici del brand o del settore, includendo accezioni particolari o sfumature regionali italiane da privilegiare.
- Stabilire regole stilistiche precise: Esplicitate l’uso del ‘tu’ o del ‘lei’, il livello di formalità, la lunghezza media delle frasi e l’eventuale uso di emoji.
- Utilizzare il few-shot prompting: In ogni richiesta, fornite un esempio concreto del formato desiderato (es: “Ecco un nostro post LinkedIn, scrivine uno simile per questo nuovo argomento…”).
Costruire questo documento richiede un investimento di tempo iniziale, ma il ritorno è enorme. Garantisce coerenza, riduce drasticamente i tempi di revisione e permette di scalare la produzione di contenuti senza sacrificare l’anima del brand. È il passaggio cruciale per ottenere la sovranità creativa sul proprio output automatizzato.
ChatGPT o software specifici per il copywriting: cosa serve davvero alla vostra agenzia?
Una volta deciso di integrare l’IA, la domanda successiva è: quale strumento scegliere? Il mercato offre due strade principali: i modelli linguistici generalisti come ChatGPT e le piattaforme software specializzate (SaaS) per il marketing e il copywriting come Jasper o Copy.ai. La scelta non è banale e dipende da budget, competenze del team e, soprattutto, dalle esigenze di compliance legale nel contesto italiano.
ChatGPT, nella sua versione a pagamento, offre una flessibilità quasi illimitata ma richiede una notevole abilità nel “prompt engineering” per ottenere risultati di alta qualità. È come avere un blocco di marmo grezzo: il potenziale è enorme, ma serve uno scultore abile per dargli forma. I software specializzati, d’altra parte, sono più simili a stampi predefiniti: offrono template pronti all’uso per specifici formati (post per social, email, articoli di blog), abbassando la curva di apprendimento ma limitando la personalizzazione estrema. Per un’agenzia italiana, un fattore critico di scelta è la conformità al GDPR.
Il Garante per la protezione dei dati personali italiano ha dimostrato di avere un occhio molto attento su questi strumenti. La decisione di multare OpenAI evidenzia i rischi legali legati al trattamento dei dati. Per questo motivo, la scelta di un software deve passare da un’attenta valutazione legale, privilegiando soluzioni che garantiscano la localizzazione dei server in UE e una chiara politica sulla privacy.
| Criterio | ChatGPT | Software Dedicati (Jasper, Copy.ai) |
|---|---|---|
| Conformità GDPR | Attenzione richiesta: oggetto di un’istruttoria del Garante Privacy italiano. | Variabile, è fondamentale verificare se la piattaforma offre server in UE e garanzie contrattuali specifiche. |
| Costo mensile | Generalmente inferiore per utente singolo (es. 20€ per la versione Plus). | Più elevato, soprattutto per team, con piani che vanno da 40€ a oltre 500€ al mese. |
| Qualità della lingua italiana | Ottima comprensione del contesto e delle sfumature. | Qualità spesso inferiore, con traduzioni a volte letterali e meno naturali. |
| Curva di apprendimento | Alta: richiede competenze avanzate di prompt engineering per risultati eccellenti. | Bassa: i template preimpostati guidano l’utente e accelerano la produzione. |
| Scalabilità per il team | Limitata nelle versioni base, richiede soluzioni Enterprise o API per una gestione strutturata. | Nativa: la maggior parte offre gestione multi-utente, workspace condivisi e ruoli. |
In sintesi, non esiste una risposta unica. Un’agenzia con un team tecnicamente preparato e un budget contenuto potrebbe preferire la flessibilità di ChatGPT, gestendo internamente la compliance. Un’agenzia più grande, che necessita di scalabilità immediata e vuole ridurre i rischi legali, potrebbe trovare più valore in un software specializzato che offra solide garanzie GDPR, anche a fronte di un costo maggiore e di una qualità linguistica talvolta inferiore da supervisionare.
L’errore legale di usare immagini generate dall’IA nelle campagne nazionali senza controllo
L’entusiasmo per la generazione di immagini tramite IA è palpabile, ma nasconde insidie legali e reputazionali che nessuna agenzia italiana può permettersi di ignorare. Usare un’immagine creata con Midjourney o DALL-E in una campagna nazionale senza un rigoroso processo di verifica è un errore potenzialmente molto costoso. Il problema principale non è solo il copyright (su cui la giurisprudenza è ancora in evoluzione), ma anche la privacy e la violazione dei diritti d’immagine.
Il rischio più grande è generare, anche involontariamente, immagini che assomigliano a persone reali, a marchi registrati o a opere d’arte protette. Un’IA addestrata su miliardi di immagini prese da internet non garantisce che il suo output sia “pulito” da elementi protetti. Se un’immagine generata per una campagna assomiglia riconoscibilmente a una persona, quest’ultima potrebbe intentare una causa per violazione del diritto all’immagine. A questo si aggiungono le preoccupazioni del Garante Privacy, che ha imposto una sanzione di 15 milioni di euro a OpenAI proprio per la mancanza di trasparenza e di una base giuridica solida per il trattamento dei dati, inclusi quelli usati per addestrare gli algoritmi.
Per mitigare questi rischi, è necessario adottare un approccio di “compliance by design“, integrando controlli legali e umani in ogni fase del processo creativo. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di governarla con la stessa professionalità richiesta per qualsiasi altro asset di una campagna.
Checklist di Mitigazione del Rischio per l’Uso di Immagini AI
- Documentare il processo creativo: Conservare meticolosamente i prompt utilizzati, le diverse iterazioni e le registrazioni degli interventi di post-produzione umana. Questa documentazione può essere cruciale in caso di contenzioso per dimostrare l’originalità dell’opera finale.
- Verificare le licenze d’uso: Ogni strumento di IA ha termini di servizio diversi riguardo all’uso commerciale delle immagini generate. È fondamentale leggerli attentamente e scegliere piattaforme che concedano esplicitamente una licenza per uso commerciale.
- Evitare la somiglianza con persone o marchi: Impostare i prompt per evitare di generare volti che assomiglino a persone specifiche e astenersi dal nominare marchi registrati o artisti famosi per imitarne lo stile.
- Applicare i principi GDPR: Seguire i principi di privacy by design e by default, assicurandosi che il processo creativo non tratti illecitamente dati personali.
- Prevedere clausole contrattuali: Inserire nei contratti con i clienti clausole specifiche che definiscano la proprietà intellettuale delle opere generate con IA e chi si assume la responsabilità legale del loro utilizzo.
Ignorare questi passaggi significa esporre l’agenzia e i suoi clienti a rischi finanziari e di immagine che superano di gran lunga i benefici di una produzione visiva rapida ed economica.
Come risparmiare 20 ore a settimana delegando all’IA solo le attività ripetitive?
Il vero valore dell’IA per un’agenzia creativa non è sostituire il talento, ma liberarlo. Ogni settimana, i team creativi sprecano ore preziose in attività a basso valore aggiunto: trascrizioni, stesura di prime bozze, ricerca di informazioni, riadattamento di contenuti per diversi formati. Questo è il “rumore operativo” che soffoca la creatività e rallenta la produzione. Delegare sistematicamente queste attività a un’IA permette di recuperare fino al 20-30% del tempo lavorativo, che può essere reinvestito in strategia, brainstorming e cura del cliente.
La trasformazione verso un “Team Aumentato” inizia con una mappatura precisa di queste attività ripetitive. Si tratta di tutto ciò che è necessario fare ma che non richiede un’intuizione geniale. L’impatto sulla produttività è enorme: un sondaggio ha rivelato che quasi il 90% dei lavoratori afferma che le soluzioni di automazione hanno migliorato la loro efficienza. Per i creativi, questo non significa lavorare di meno, ma lavorare meglio, concentrandosi sulle fasi del processo dove il loro contributo è insostituibile.

Ecco alcuni esempi concreti di “rumore operativo” che possono essere immediatamente delegati all’IA per liberare tempo prezioso:
- Trascrizione e sintesi di riunioni: Invece di prendere appunti, registrate il brainstorming e fate trascrivere e riassumere i punti chiave all’IA.
- Generazione di prime bozze: Fornite all’IA la “Carta d’Identità del Brand” e uno schema dettagliato, e lasciate che produca una prima bozza di articolo o script. Il creativo interverrà poi per la revisione, l’editing e l’iniezione di vera personalità.
- Ideazione di varianti per A/B test: Create decine di varianti di headline, call to action o testi per annunci in pochi minuti, per testare e ottimizzare le performance delle campagne.
- Analisi dei dati e reporting: Delegate all’IA l’analisi di dati di performance delle campagne per identificare trend e anomalie, presentando i risultati in un formato chiaro e sintetico.
- Content repurposing: Trasformare un articolo di blog in post per i social, una newsletter o uno script per un video (come vedremo nel dettaglio).
L’adozione di questo approccio trasforma la percezione dell’IA da minaccia a partner strategico. È uno strumento che non ruba il lavoro, ma restituisce ai creativi la risorsa più preziosa: il tempo per pensare.
Come trasformare automaticamente un post blog in 3 tweet e un post LinkedIn?
Il “content repurposing” è una delle attività a più alto impatto che beneficiano dell’automazione tramite IA. Creare un articolo di blog di alta qualità richiede ore, se non giorni. Lasciare che quel contenuto viva solo sul sito è uno spreco enorme. Adattarlo manualmente per ogni canale social, però, è un’attività dispendiosa in termini di tempo, il perfetto esempio di “rumore operativo”. Qui l’IA può agire come un moltiplicatore di valore, trasformando un singolo asset in una micro-campagna multi-canale in pochi minuti.
Il segreto per un repurposing efficace non è semplicemente “copia-incolla” e accorciare il testo. Ogni piattaforma ha un suo linguaggio, un suo pubblico e un suo formato. Un repurposing di successo richiede di adattare il tono, lo stile e l’angolazione del messaggio. Grazie a un prompt ben strutturato, che includa la “Carta d’Identità del Brand”, è possibile insegnare all’IA a fare proprio questo: non solo riassumere, ma tradurre culturalmente il contenuto per ogni specifico canale.
Immaginate di aver appena pubblicato un articolo di 2000 parole sui trend del marketing digitale in Italia. Invece di passare ore a distillarlo, potete creare un prompt che chieda all’IA di generare i seguenti output, specificando per ciascuno le regole del canale:
- Post LinkedIn (per il mercato italiano): Estrarre i 3 dati statistici più rilevanti dall’articolo. Adottare un tono formale e professionale, focalizzandosi sui risultati di business per manager e imprenditori. Includere una domanda finale per stimolare la discussione e suggerire 2-3 hashtag pertinenti come #MarketingDigitale #Innovazione #MadeInItaly.
- Serie di 3 Tweet (X): Creare tre tweet concatenati (un “thread”). Il primo con un’affermazione provocatoria per catturare l’attenzione. Il secondo con un dato chiave e un commento. Il terzo con un consiglio pratico e il link all’articolo. Il tono deve essere colloquiale e diretto, utilizzando hashtag di tendenza in Italia.
- Post Instagram: Suggerire 3 idee per un carosello visivo basato sull’articolo (es: slide 1: titolo accattivante; slide 2: statistica chiave in grafica; slide 3: citazione importante; etc.). Scrivere una didascalia (caption) con un testo breve, diretto, che sfrutti emoji strategiche e inviti a cliccare il link in bio.
- Paragrafo per Newsletter: Scrivere un’introduzione di 100 parole per la newsletter settimanale, che riassuma il valore dell’articolo e crei curiosità, invitando i lettori ad approfondire sul blog.
Questo processo, una volta impostato un template di prompt, può essere eseguito in meno di 15 minuti. Libera il team creativo dal compito meccanico di adattamento e gli permette di concentrarsi sulla strategia di distribuzione e sull’interazione con la community, massimizzando il ROI di ogni singolo contenuto prodotto.
Il rischio legale e d’immagine di usare immagini stock non licenziate nei materiali aziendali
In un contesto in cui si discute molto dei rischi legali legati all’IA, è fondamentale non dimenticare un pericolo più tradizionale ma sempre presente: l’uso improprio di immagini stock. La fretta e la necessità di contenere i budget spingono spesso le agenzie a scorciatoie pericolose, come scaricare immagini da Google Immagini o utilizzare foto da siti di stock gratuiti senza leggere attentamente le licenze. Questo comportamento espone l’agenzia e i suoi clienti a rischi legali e di immagine enormi.
Il mercato della pubblicità digitale è vasto e ogni contenuto viene esaminato attentamente. Con oltre 5,5 miliardi di euro investiti in Italia in digital ADV nel 2024, la posta in gioco è altissima. L’uso di un’immagine senza la licenza corretta può portare a richieste di risarcimento per violazione del copyright da parte di fotografi o agenzie fotografiche, con cifre che possono arrivare a migliaia di euro per una singola foto. Oltre al danno economico, c’è un grave danno di immagine: un brand sorpreso a usare materiale non licenziato appare poco professionale e inaffidabile.
La questione va oltre il semplice rischio di una multa. Come sottolineano gli esperti, la trasparenza e il rispetto della proprietà intellettuale sono pilastri della fiducia digitale.
La mancata trasparenza non solo impedisce alle persone di esercitare un controllo effettivo sulla propria identità digitale, ma compromette anche i diritti e le libertà fondamentali degli individui
– Cyber Security 360, Analisi sulle violazioni privacy di ChatGPT
Sebbene questa citazione si riferisca al contesto dell’IA, il principio è universale: il rispetto dei diritti altrui (che sia il diritto d’autore di un fotografo o la privacy di un utente) è il fondamento di una comunicazione etica e sostenibile. Per un’agenzia, la gestione rigorosa delle licenze non è un costo, ma un investimento in sicurezza e reputazione. È preferibile investire in abbonamenti a piattaforme di stock a pagamento affidabili o, ancora meglio, commissionare shooting fotografici originali, piuttosto che rischiare contenziosi che possono compromettere la relazione con un cliente e la credibilità sul mercato.
La due diligence sui materiali visivi, che siano generati da IA o scaricati da una banca immagini, non è un’opzione. È una responsabilità fondamentale del partner creativo e strategico che ogni agenzia aspira a essere.
Elementi chiave da ricordare
- Distinzione dei ruoli: L’IA è un esecutore di task, l’umano è lo stratega e l’ideatore. Il valore si sposta dall’esecuzione all’idea.
- Compliance italiana: La conformità al GDPR e alle decisioni del Garante Privacy non è un optional, ma un pilastro strategico per operare in sicurezza.
- Efficienza selettiva: Automatizza solo il “rumore operativo” (attività ripetitive e a basso valore creativo) per liberare il potenziale del tuo team.
Come addestrare gli algoritmi di automation per personalizzare le offerte in tempo reale?
Se l’automazione del “rumore operativo” rappresenta il presente, la personalizzazione in tempo reale è la frontiera successiva e più redditizia dell’integrazione tra IA e marketing. Non si tratta più solo di risparmiare tempo, ma di creare esperienze utente radicalmente più efficaci, modulando messaggi e offerte in base al comportamento istantaneo del consumatore. Questo livello di reattività era impensabile fino a pochi anni fa e oggi rappresenta un vantaggio competitivo decisivo.
Addestrare algoritmi per questo scopo significa andare oltre i semplici workflow. Richiede di connettere l’IA ai dati in tempo reale (disponibilità di prodotti, comportamento di navigazione, dati geografici) e di definire regole dinamiche che permettano all’algoritmo di prendere decisioni autonome. Questo approccio è già una realtà nel mercato italiano, come dimostrano soluzioni avanzate di automazione per l’advertising.
Studio di caso: Ad-Machina e la personalizzazione in tempo reale
La piattaforma Ad-Machina di Making Science mostra come l’automazione AI stia già trasformando il digital advertising in Italia. Per Parclick, un’app per la prenotazione di parcheggi, i messaggi pubblicitari vengono modulati in tempo reale mostrando la disponibilità effettiva di posti liberi in una data zona e in un dato momento. Per Preventivi.it, la piattaforma gestisce in modo automatico circa 1000 campagne con 1500 parole chiave, ottimizzando le offerte e i messaggi in base alle dinamiche di mercato istantanee. Questo non è solo efficienza, è intelligenza applicata.
L’impatto di questo approccio sul ritorno degli investimenti è straordinario. Ottimizzando il targeting e la pertinenza dei messaggi, si riducono gli sprechi pubblicitari e si aumenta drasticamente il tasso di conversione. Le statistiche di settore indicano che il marketing automation può generare fino a un ROI del 544%, un dato che evidenzia come l’investimento in queste tecnologie non sia un costo, ma un potente motore di crescita. Per le agenzie, sviluppare competenze in questo ambito significa passare da fornitori di servizi creativi a partner strategici indispensabili per il business dei propri clienti.
L’adozione di questa tecnologia richiede un cambiamento culturale: serve una mentalità orientata ai dati, la volontà di sperimentare e la capacità di integrare competenze tecniche, strategiche e creative. È la massima espressione del concetto di “Team Aumentato”, dove l’intelligenza umana definisce gli obiettivi e le strategie, e l’intelligenza artificiale li esegue con una precisione e una velocità irraggiungibili.
Per trasformare la vostra agenzia in un vero “Team Aumentato” e mettere in pratica questi concetti, il passo successivo è analizzare i vostri processi attuali e identificare le prime, piccole attività da automatizzare. Iniziate oggi a costruire il futuro della vostra creatività.